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BLUMUSIC
NOA


Photo: Andrea Marouk


La storia
Ha sentito il richiamo dell'arte molto presto. "A diciotto anni sono stata colta da una specie di crisi spirituale che aveva per origine la riflessione sulla mortalità dell'essere umano," dice, ricordando gli anni trascorsi nell'esercito, "il rendersi conto di quanto sia breve la vita, e di come non ci sia assolutamente tempo da sprecare. È meglio fare quello che ti piace fare, perché se non lo fai, beh, non avrai una seconda opportunità. A me piace stare in scena. E' la mia più grande forza." Noa non usa mezze parole per descrivere la più grande passione della sua vita.
E se Noa avverte il richiamo del palcoscenico, sa anche che la sua missione è far riflettere la gente, specialmente a proposito del potere della comunicazione e del modo in cui questa forza può riuscire ad abbattere le barriere che separano culture diverse fra loro. Figlia d'Israele cresciuta nel Bronx, residente a Tel Aviv e cittadina del mondo, cantante pop di discendenza yemenita che canta in inglese, Noa ha tutte le carte in regola per portare a compimento la sua missione. "Mi sono sempre considerata un'artista che ha qualcosa da dire," spiega Noa. "Accetto volentieri questa responsabilità. Voglio trasmettere alla gente qualcosa di significativo; c'è troppo poco tempo e ci sono troppe cose da fare per sprecare questa opportunità."
Seguendo la sua dichiarata ispirazione, Noa ha creato una musica unica, israelitica/americana. Dice il chitarrista Gil Dor, che Noa considera il suo "direttore musicale e consulente artistico" e col quale collabora già da quattro album: "La sensibilità musicale di Noa è americana, ma le armonie, le inflessioni sono orientali." Noa è stata indubbiamente influenzata da un cantautore essenzialmente americano come Paul Simon e dalle canzoni di Broadway, ma è nota anche per come sa suonare il Darbukkah, uno strumento a percussione appartenente alla tradizione araba. "È un suono che esprime l'essenza della sua ispirazione," dice Dor a proposito di questa musica pluriculturale, "e della natura più profonda di questa creatura che è in qualche modo sospesa nel bel mezzo dell'Oceano Atlantico, tra Israele e gli Stati Uniti."

Con il nuovo album Calling Noa e Dor sono riusciti a fondere senza soluzioni di continuità l'Est e l'Ovest. Questo è un traguardo che, nella sua vita privata, Noa non ha trovato facile da raggiungere. "Ho imparato fin da piccola a convivere con i miei conflitti culturali," confessa. "Ma questo mi ha aiutato a raggiungere una prospettiva da cui guardare la vita e la gente che altrimenti non sarei riuscita a possedere. Oltretutto, le mie canzoni migliori nascono proprio da una sorta di conflittualità interna."
Benché non abbia sperimentato seriamente il significato dell'espressione "crisi d'identità" fino all'adolescenza - quando dopo sedici anni fece ritorno in Israele - Noa ha combattuto a lungo con il problema dell'autoconsapevolezza. La sua famiglia si trasferì da Israele a New York quando Noa aveva solo un anno di vita (il suo nome completo è Achinoam Nini). Quando la bambina ebbe cinque anni la famiglia prese casa nel Bronx. In casa parlava ebreo e yemenita (la lingua ereditata dai nonni); fuori parlava inglese. Frequentò una scuola per bambini di religione ebraica, nella quale la maggior parte degli studenti erano di origine europea e non araba. Una volta cresciuta, quando cominciò a frequentare le discoteche con il suo gruppo di amici veniva frequentemente scambiata per portoricana.
Al compimento del quindicesimo anno - "l'età dell'illuminazione", dice lei con un misterioso sorriso - Noa cominciò a sentirsi profondamente a disagio. "In certi momenti mi sentivo davvero infelice," ricorda oggi. "Ero combattuta tra l'ambiente tradizionale della mia casa di famiglia e il mondo esterno. Dovevo riuscire a capire chi fosse questa ragazza dalla pelle scura: un'ebrea, un'israelita, una yemenita o un'americana? Ero confusa, e cominciai ad essere ossessionata dalla necessità di comprendere precisamente quale fosse la mia identità. Ero anche innamorata di un ragazzo che avevo incontrato durante un viaggio in Israele, e che poi ho sposato. E volevo uscire di casa, farmi una vita mia." All'età di diciassette anni Noa lasciò la High School for the Performing Arts di New York e andò a vivere in Israele. Riconoscendo ai suoi genitori una buona dose di saggezza, osserva: "Mi lasciarono andare per la mia strada. Mi diedero fiducia, con questa scelta, e mi caricarono di una grande responsabilità. Questo mi diede fiducia in me stessa e nella mia maturità."
In Israele, il servizio militare è obbligatorio. Terminate le scuole superiori, Noa venne arruolata in un reparto incaricato dell'intrattenimento delle truppe. Per i due anni seguenti Noa fu sergente cantante, viaggiò in lungo e in largo in Israele, spesso esibendosi su palcoscenici improvvisati con attrezzature per nulla professionali. In breve cominciò a rendersi conto della propria capacità di stabilire un contatto con il pubblico, e finì col capire che il palcoscenico era la sua vera casa. Terminato il servizio di leva, si chiese: "C'è qualche ragione precisa per la quale non dovrei scegliere di essere un'artista? Voglio davvero andare all'università di fisica invece di cantare?" La risposta fu un sonoro "no".
In effetti, il palcoscenico per la carriera musicale di Noa era stato già preparato da parecchi anni. Aveva cominciato a comporre canzoni all'età di otto anni: uno parlava di uno scarafaggio, altre trattavano il tema "vorrei non essere il brutto anatroccolo che sono." Ma Noa scriveva anche dei senza tetto che vedeva per le strade di New York, delle foreste pluviali delle quali leggeva che era in atto la distruzione, e di Dio. "Ero una bambina molto riflessiva," sostiene. "E quello era il mio modo di esprimermi. Non sono mai stata capace di applicarmi allo studio della musica, o alle lezioni di pianoforte; melodie e armonie le scrivevo nella mia testa. Finite le lezioni andavo dall'insegnante di musica, gli canticchiavo le mie canzoni e lui ne trovava le note sul pianoforte. In seguito, questo lavoro ha cominciato a farlo Gil."

Noa incontrò Gil Dor quand'era studente all'accreditatissima Rimon School of Jazz and Contemporary Music, della quale Dor era co-fondatore. "Agli inizi veniva da me con una semplice melodia," ricorda lui, "ma spesso arrivava con un arrangiamento di chitarra o di pianoforte, qualcosa di più complesso. Le sue composizioni erano poco ortodosse, ma col tempo seguirono una precisa evoluzione."
Nel 1990 Dor, chitarrista dalla tecnica perfezionata cresciuto ascoltando gli idiomi musicali più disparati, chiese a Noa di esibirsi con lui in un concerto jazz. Da allora la loro collaborazione non si è più interrotta.
Dice Dor di questa partnership: "Fin dal principio mi sono sentito il suo ufficiale di rotta. Fin dal primo concerto che abbiamo tenuto insieme, ho pensato: in lei c'è qualcosa che deve essere rivelato. Quasi sempre cominciamo partendo da un testo di Noa. Io ho una buona esperienza di arrangiamento, composizione e armonizzazione, così lavoriamo insieme su queste componenti. Ormai abbiamo l'abitudine di scambiarci idee l'uno con l'altra, e alla fine non sappiamo più ricordare da dove avevamo cominciato. La nostra collaborazione è tale che il suo risultato è certo superiore alla somma di quelli che potremmo ottenere lavorando da soli. Ormai c'è come un rapporto di simbiosi."

Noa e Dor cominciarono ad esibirsi regolarmente come due acustico. Rapidamente cominciarono a raccogliere intorno a sé un seguito di pubblico attento e fedele. Nel 1991 pubblicarono Achinoam Nini e Gil Dor Live in Concert, una raccolta di standard di jazz e di cover di canzoni pop cantata in ebraico e caratterizzata da arrangiamenti molto personali. A questo disco ne fece seguito un secondo cantato in lingua ebraica, Achinoam Nini and Gil Dor, che conteneva opere dei famosi poeti israeliani Leah Goldberg e Rachel musicate da Noa e Dor. Grazie a questo secondo album Noa e Dor diventarono molto famosi in Israele: il disco ottenne il disco di platino. La coppia poi ampliò il suo seguito di ammiratori grazie a una serie di esibizioni nella loro nazione, in Europa e negli Stati Uniti.
Nel frattempo, Dor aveva presentato il progetto all'amico - ed ex insegnante alla Berklee School of Music - chitarrista jazz Pat Metheny. Metheny presentò Noa e Dor alla Geffen e, col bassista Steve Rodby, coprodusse il loro primo disco cantato in inglese (contenente anche tre canzoni ebree). L'album Noa, pubblicato nel 1993, reca l'impronta sonora dei collaboratori di Metheny: contrabbasso acustico, chitarra e pianoforte si uniscono a produrre un paesaggio sonoro dolce e avvolgente punteggiato da tocchi classici e folk.
Noa e Dor poi cominciarono ad esibirsi in giro per il mondo. L'album divenne disco d'oro in Israele (una piacevole sorpresa, dato che spesso in Israele i dischi cantati in lingua inglese da artisti locali ricevono un'accoglienza piuttosto fredda). La vera sorpresa, però, venne dal Giappone, dove l'album vendette subito 17.000 copie.
Poi Noa conquistò l'Italia: nel mese di ottobre del 1994 lei e Dor si esibirono interpretando, nell'ambito delle celebrazioni per l'Anno della Famiglia, una loro versione dell'Ave Maria in Vaticano, davanti a centomila persone e ad un pubblico televisivo di milioni di persone. Fra i presenti c'erano anche Papa Giovanni Paolo Secondo e Madre Teresa di Calcutta. L'album ottenne ottimi risultati anche sui mercati spagnolo e inglese, e, due anni dopo la sua pubblicazione, improvvisamente esplose sul mercato francese dove ottenne il disco di platino. IL tour statunitense del 1995 debuttò con un concerto tutto esaurito alla Carnegie Hall. Intanto il duo aveva ampliato la sua formazione per i concerti dal vivo includendo un'eccellente sezione ritmica.

L'album
Quando arrivò il momento di registrare un nuovo album, Noa e Dor si rivolsero al leggendario Rupert Hine (Kate Bush, Tina Turner, Rush) e al suo collaboratore di sempre, l'ingegnere del suono Stephen W.Tayler. Dopo aver assistito ad una esibizione della coppia in Sicilia, Hine la invitò nel suo castello presso Parigi (la preproduzione di svolse in Israele).

Lavorando in un salone delle danze appositamente attrezzato a sala di registrazione, Noa, Dor, Hine (che suonava le tastiere e cantava nei cori) e il percussionista Zohar Fresco registrarono dal vivo tutte le basi strumentali e buona parte delle esecuzioni vocali (quasi tutte tenute buone alla prima esecuzione). Ha collaborato all'album il bassista Yossi Fine, ma la strumentazione è composta quasi esclusivamente di voce, chitarra e percussioni. Le partecipazioni di ospiti straordinari vedono la presenza dei nomi di Manu Katche, del percussionista Pino Palladino e della London Session Orchestra. L'album è stato mixato a Londra.

Delle sei settimane trascorse nella grande proprietà di Hine, Noa ricorda: "E' stato incredibile. Ci svegliavamo al mattino e facevamo jogging nella foresta. Le registrazioni erano sempre condizionate dal momento del giorno nel quale ci si trovava e persino dal clima atmosferico; ogni tanto dovevamo smettere per lasciar passare gli aeroplani che sorvolavano la zone e perché Stephen potesse gridare agli uccelli del parco di smetterla di cantare. Di quando in quando entrava il figlio di Rupert... La musica era completamente integrata con la vita quotidiana; è stato qualcosa di completamente diverso dal lavorare in uno studio di registrazione."
"Rupert è espertissimo: ha al suo attivo come produttore venti album premiati con disco di platino," sottolinea quasi incredulo Dor. "Ha avuto un rapporto estremamente intelligente e sensibile con i testi, ed è stato in grado di capire perfettamente quale fosse la direzione musicale nella quale ci muovevamo, comprendendola e trasformandola. Ci ha aiutato a ridefinire il nostro suono rendendolo più completo, così com'è sul palco." Riferendosi a un tema ricorrente nelle sue riflessioni, Noa aggiunge: "Il disco è stato registrato in un luogo lontanissimo da quello nel quale le canzoni sono nate, ma nonostante ciò quelle canzoni sono state realizzate con totale pienezza. E questo è un altro esempio dell'universalità di questa musica."
Per Noa, il vero linguaggio universale è il ritmo. "E' il primo comunicatore del mondo: non importa dove sei o che lingua parli, il ritmo colpisce tutti nello stesso punto e fa si che tutti si muovano allo stesso modo. Quando suoniamo dal vivo, il mio assolo di conga è sempre un momento emozionante, per me e per il pubblico. Sui dischi, di solito incidiamo la base ritmica con le percussioni, non con la batteria. Si ottiene la stessa spinta ritmica della batteria, ma il suono è più caldo." Ne deriva che il suono è anche più semplice ed esotico, fa più pensare all'Oriente.

Calling è un album più "scuro" di Noa, più aggressivo e più intenso. E anche se la voce di Noa mantiene intatta la sua purezza mozzafiato, in essa viene a galla un certo tedio esistenziale; insieme alla vulnerabilità c'è durezza. "Questo è un album emozionale; penso che rappresenti una riflessione sulle sfide e sui dolori che abbiamo vissuto e sperimentato. E non è nemmeno luminoso e rifinito come 'Noa'; in quell'album sottolineavo gli aspetti positivi, più ottimistici. Da quando ho scritto quelle canzoni sono cresciuta molto. Ho visto il mondo: oggi i miei interessi sono cambiati."
Se Noa rappresentava un'autoanalisi, Calling guarda fuori. Il disco ha i suoi momenti spensierati, ma la sua atmosfera dominante è probabilmente la provocazione. Noa attacca la sottomissione delle donne in tutte le culture, esplora con discrezione l'insopportabile dolore dei genitori che hanno visto i propri figli uccisi dagli attentati terroristici, ribadisce la sua fiducia nel complesso processo di pace nel Medio Oriente, e - in un momento raggelante - contiene un presagio dell'assassinio del primo ministro d'Israele Yitzhak Rabin.

La canzone "Legions of the Brokenhearted" esprime la riprovazione per il comportamento della "maggioranza silenziosa" incapace o non desiderosa di protestare contro il comportamento sempre più pericoloso della destra. Noa e Dor si erano esibiti durante la manifestazione del novembre 1995 nel corso della quale gli sforzi di Rabin per la pace finalmente avevano ottenuto un riconoscimento ufficiale. Il loro concerto si concluse quindici minuti prima che Rabin fosse colpito a morte da un estremista di destra.
"Noi crediamo che non ci sia un prezzo troppo alto per la pace," ribadisce Noa. "Perché l'alternativa è certamente la guerra. E' determinante che educhiamo i nostri figli alla comprensione reciproca e al rispetto degli altri." Noa è disposta ad impiegare la sua notorietà personale per favorire questa presa di coscienza. Di recente ha partecipato alla Mideast West Feast, ideata dal leader di una comunità del Michigan che sa bene come sia importante colmare i dislivelli culturali (nel suo caso fra il Midwest e il Middle East americani). "Sono stata davanti ai rappresentanti del movimento degli studenti di Detroit," racconta "e ho detto: Ciao, io vengo dal Bronx. So cosa vuol dire vivere in una città come questa, ma posso anche farvi conoscere qualcosa di interessante che viene da un luogo diverso, da un luogo che non conoscerete. Aver potuto dire questo è un grande privilegio."
Noa conclude: "Il mio obiettivo è sollevare il vostro spirito, portarvi in un luogo diverso, ma voglio anche scuotervi, farvi vedere ciò che forse preferireste non vedere. Se sarò in grado di far arrivare il mio messaggio, ed essere ispirazione così come sono stata ispirata, penso che questo possa essere importante, penso di poter servire a qualcosa. E' ciò che desidero di più."

Biografia: MCA Music Entertainment Spa

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